Archivio mensile:gennaio 2013

L’Uomo nella scatola 00000001

Parte seconda
– prima stesura-421

“Beh? Siamo pronti?”, tra i due il più eccitato sembrava proprio Pax. Li fermo, con una mano sulla porta aperta e il busto leggermente inclinato verso l’uscita.
“Eccomi, eccomi, sono pronto”.
“Hai preso tutto?”, gli chiese Pax guardandolo dall’alto dei suoi, quasi, due metri di altezza.
“Credo di si, e tu?”.
“Credo di si, ma andiamo altrimenti poi ci viene sonno e questa cazzata non la facciamo più”,  disse Pax, accompagnando l’incitamento con una robusta pacca sulle spalle di Key.
Aveva appena smesso di piovere e nell’aria c’era un forte odore di umidità. Troilly è un piccolo paese posto sulla cima di una ampia collina vicino al Mare del nord.
Piove un giorno no e cinque si, d’estate. D’inverno è un pò peggio ma tutto sommato, delle persone rimaste, nessuna si è mai lamentata più di tanto. Il paesino infatti, se non si nutrono particolari preconcetti verso i paesi di mare posti su ampie colline, offre numerosi aspetti positivi: Il silenzio ad esempio, o meglio esclusimamente il suono del mare quando agitato, come di solito è, in effetti; il suono del vento e una particolare atmosfera noir. Troilly conta 1555 anime.
Sparsa su una superfice di circa 1 Km di raggio, Troilly è costituita tanto di strade e stradine tortuose, quanto di ampi giardini, piazzette e posticini tipici, nonche i classici edifici: Comune, Prefettura, Scuola, Ospedale, Chiesa e naturalmente il Cimitero.
In questo contesto i nostri due eroi stavano discendendo una delle sue stradine toruose, al buio e con uno zaino a testa sulla schiena.
“Punta la torcia davanti a te e non sui tuoi piedi, altrimenti vai a sbattere contro qualcosa”, Pax era un esperto del viaggiare con il buio. Sosteneva che era in grado di correre in una foresta di notte senza inciampare mai, bastava applicare il passo del guerriero, ovvero più o meno una corsa a piccoli ma alti saltelli.
Key non aveva ancora avuto la fortuna di assistere ma ci credeva e si riprometteva spesso di chiedere a Pax di insegnarglielo.
“Non sono ancora sicuro di volerlo fare”, disse Pax. Ora camminavano fianco a fianco. La strada era leggermente illuminata da un lampione.
“Perchè?”, gli chiese Key
“Paura, tu non ne hai?
“Si, parecchia ma anche molto curiosità”, Key alzò lo sguardo verso il padre.
“Già, è sempre quella che ti frega”, sispose Pax, “Beh, ormai ci siamo quasi, sistemiamoci i vestiti, lo sai che al nostro ospite non piacciano quelli trasandati”.
L’oscurità li inghiottì all’improvviso, appena la luce del lampione fu troppo debole per opporvisi.

L’Uomo nella scatola 00000000

kandinsky
Parte prima
-prima stesura-425

“Papà ho visto un uomo che entrava in una scatola”, disse Key rientrando in casa.
Il padre stava apparecchiando la tavola, gli rispose che era in ritardo e di sbrigarsi a venire a tavola.
“Sei in ritardo di almeno un’ora, dov’eri finito?”, disse.
“Te l’ho detto, ho visto un uomo che entrava in una scatola e sono rimasto a vedere se usciva”, rispose Key, mentre si metteva a sedere a tavola.
“Hai aspettato un’ora davanti ad una scatola per vedere se ne usciva un uomo?, chiese il padre mentre gli buttava nel piatto l’omelette, già tagliata a fettine come una torta di compleanno.
“Detto cosi mi fai passare per matto. Prima avevo visto un uomo che ci entrava”, disse Key addentando una fetta di omelette.
“Nella scatola? Sarà stato un barbone e probabilmente si è addormentato li, oppure ci morto li dentro. Ha sentito che era il momento e ha preferito andarsene facendolo lontano da occhi indiscreti”, disse il padre sorridendo, mentre infilzava con la forchetta la sua porzione di omelette.
“Non credo propio, è poi non era una barbone”.
Il padre smise di mangiare per un attimo e fissò lo sguardo su Key, “E tu come lo sai? Come lo sai che non era un barbone?”
“Era vestito molto bene, è raro vedere qualcuno vestito in quel modo, aveva anche una bombetta, sai quei cappelli con una semisfera sopra? Come il pianeta Saturno tagliato in due”, rispose Key che intanto aveva finito l’omelette ed era passato al formaggio.
“So cos’è una bombetta e so che non assomiglia neanche lontanamente a Saturno, nemmeno tagliato in due. Casomai assomiglia ad un disco volante”.
“Si, perchè tu hai visto i dischi volanti?”, chiese Key ridendo.
“Non te l’ho mai detto?”
“No”.
“Si, ne ho visti almeno due in vita mia e assomigliavano decisamente ad una bombetta”.
“Abbiamo del vino?”, chiese Key facendo l’indifferente.
“Si, prendilo, è nella credenza”.
“Dici sul serio?”, chiese Key stupito.
“Certo che dico sul serio. Fammi un favore, prendimelo che voglio farmi un bicchiere prima di ascoltare la tua storia. E forse dovresti fartene mezzo anche tu visto come sei agitato”.
Key era contento di quella offerta per svariate ragioni, prese la bottiglia già a metà e due bicchieri. Questa volta erano toccati uno con i Puffi e uno con Kandinsky.
Key servì prima suo padre, riempiendogli il bicchiere dei Puffi e poi suo padre servi Key riempiendo per metà il bicchiere di Kandinsky.
“Grazie Pax”, disse Key sorridendo.
“Alla salute Key!”, rispose Pax, “avanti, racconta ora, ti ascolto”.

La spirale

Brian Eno Apollo: Atmospheres and Soundtracks

La SpiraleSPIRALE

Sei sveglio.
Come non lo sei mai stato, forse.
Quello che vedi non è un brutto sogno ma la sorprendente realtà.
Quella spirale che vidi girare davanti ai tuoi occhi non se ne andrà soltando chiudendoli.
Quando li riaprirai sarà ancora li, di fronte a te.
Ti fa star male.
Ti fa star male.
Ti fa star male.
Il suo moto incessante, vorticoso, sembra risucchiarti.
Sembra trascinarti con se.
Verso quel punto in cui tutto si involve. Tutto sparisce.
O verso quel punto in cui tutto si evolve. Tutto appare.
Quando li riaprirai sarà ancora li di fronte a te.
Ti fa star male.
Ti fa star male.
Ti fa star male.
Ma non puoi farne a meno.
Di guardare.
Con occhi spalancati.
La realtà.
Ignorare.
Sognare.
Amare.
Odiare.
Scomparire.
Morire.

“Se Berlusconi restasse senza platea” di Roberto Saviano

La cosa sorprendente di questa campagna elettorale è che l’ex primo ministro, lo stesso che ha avuto a disposizione decenni di comunicazione televisiva e giornalistica, oggi torna a pretendere e ottenere un pulpito. E da esso conquisti anche larga audience. Accade poi che, grazie a quel pulpito, sembra guadagnare come decorazioni al merito, un’immagine nuova, diversa, svecchiata. Quella che doveva apparire come la più logora e stantia delle proposte politiche, d’improvviso sembra diventare, per un trucco mediatico, il nuovo che attrae. Lo si segue in televisione, si cliccano i video delle sue interviste, si resta lì, incollati allo schermo, ipnotizzati, invece di cambiare canale, per decenza.

Ci dovrebbe essere un unanime “ancora lui, basta” e invece no. E ciò che tutti un anno fa credevamo sarebbe stata l’unica reazione possibile alla incredibile ricomparsa sulla scena politica di Silvio Berlusconi non si sta verificando. Una certa indignazione – naturalmente – talvolta una presa di distanza, ma non rifiuto, non rigetto.

Quando Berlusconi va in tv sa esattamente cosa fare: la verità è l’ultimo dei suoi problemi, il giudizio sui suoi governi, il disastro economico, le leggi ad personam, i fatti – insomma – possono essere tranquillamente aggirati anche grazie all’inconsapevolezza dei suoi interlocutori. Il Cavaliere mette su sipari, sceneggiate, battutine. È smaliziato, non ha paura di dire fesserie,
non ha paura di essere insultato, di cadere in luoghi comuni, di ripetere storielle false sulle quali è già stato smascherato. Occupa la scena. E c’è chi cade nel tranello: questo trucco da prim’attore, incredibilmente, ancora una volta crea una sorta di strana empatia, di immedesimazione. C’è chi dice: sarà anche un buffone, ma meglio lui dei sedicenti buoni.

E allora sedie spolverate, segni delle manette, lavagnette in testa. Torna lui, lui che ci ha ridotti sul lastrico, lui che ha candidato chiunque, lui che ha detto tutto e il contrario di tutto ed è stato smentito mille volte. Eppure quei pulpiti diventano per lui nuove possibilità di partenza: chi vuole ostacolare questo processo già visto e già vissuto dovrebbe evitare di fare il suo gioco, di prestarsi al ruolo di spalla – come al teatro – dovrebbe impedirgli di montare e smontare sipari.
Più Berlusconi va in tv, più dileggia chi gli sta di fronte, più piace. Perché sa disinnescare chi lo intervista. Non ha paura, anzi sembra divertito dalla paura degli altri. Sente l’odore del sangue dei suoi avversari e attacca. In una competizione in genere vince chi non ha nulla da perdere e lui, screditato sul piano nazionale, internazionale, politico e personale; con processi pendenti che riguardano le sue aziende e le sue abitudini privatissime; con l’impero economico che cola a picco, è l’unico vero soggetto che da questa situazione non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare. E se la sta giocando fino in fondo. Appunto, giocando. È divertito, esaltato.

Berlusconi non può più essere considerato un interlocutore, chi lo fa gli dà la possibilità di mentire laddove i fatti lo hanno già condannato. Fatti politici, ancor prima che giudiziari. Più lo si fa parlare, più lo si aiuta, più si asseconda la sua pretesa alla presenza perenne, all’onnipresenza televisiva come fosse un diritto da garantire a un candidato, cosa che non è. E tutto come se prima di questo momento non avesse mai avuto la possibilità di farci conoscere le sue idee e i suoi programmi. Come se non avesse avuto modo di esprimersi, da primo ministro, sui temi che oggi sta affrontando spacciandosi da outsider, da nuovo che avanza, da nuovo che sgomita e lotta per riconquistare lo spazio che gli è dovuto. Ha avuto una maggioranza che gli avrebbe consentito di poter modificare le leve e cambiare tutto. E non lo ha fatto. Ha solo legittimato quel “liberi tutti” fatto di evasione e deresponsabilizzazione che ha reso il nostro paese un paese povero. Povero di infrastrutture, povero di risorse, povero di speranza e invivibile per la maggior parte degli italiani. Anche per chi Berlusconi lo ha votato, anche per chi in lui si è riconosciuto.

E allora smettiamola di prenderlo sul serio, smettiamola di ridere alle sue battute per tremare poi all’idea che possa riconquistare terreno. Trattiamolo piuttosto per quello che è: un bambino di settantasei anni. Quando i bambini esagerano con le parolacce, con i capricci, i genitori li ignorano, fingono di non aver sentito. È l’unico modo perché il bambino perda il gusto della provocazione. La stessa cosa dovremmo fare con lui: farlo parlare, ma senza prestargli attenzione. Evitiamo i sorrisi alle sue battute stantie, perché non possa più ostentare sicurezza davanti ai suoi, perché non possa più spacciare la falsa tesi secondo cui i politici sono tutti uguali. Non sarò mai per la censura: Berlusconi ovviamente deve parlare in tv – certo dovrebbe farlo nelle regole sempre infrante della par condicio – come tutti i leader delle coalizioni. Siamo noi che dobbiamo smetterla di giocare con lui. Lasciamolo senza platea.

(da repubblica.it del 19 gennaio 2013)

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