L’Uomo nella scatola 00000110


pseudoescher
Parte settima
-prima stesura-626

Stavano per andarsene quando all’improvviso udirono un leggero scatto metallico. Si girarono all’unisono. Un sottile foglio di luce filtrava attaverso una piccola apertura nella scatola. Si avvicinarono piano alla luce e videro che si era aperta una porta. Si guardarono in faccia per qualche secondo e poi con molta prudenza aprirono lentamente la porta verso l’interno. La luce proveniva da una strana lampada attaccata ad una parete metallica. Sotto la luce si apriva una botola con una scala che scendeva in profondità. Fecero un paio di passi verso la botola e all’improvviso, cosi come si era aperta, la porta alle loro spalle si richiuse.
Pax corse alla porta. “E’ chiusa.”, la stava esaminando cercando qualsiasi cosa potesse assomigliare a una maniglia o un meccanismo di apertura.
Key si avvicinò ed inizio a esaminare la porta anche lui, passando entrambe le mani sulla superficie, “E’ liscia e sembra non ci sia modo di aprirla. Che facciamo?”
“Non lo so.” Pax era visibilmente preoccupato.
“Mi dispiace papà, non immaginavo.”
“Ci credo, come facevi ad immaginare un posto del genere?”
Key dopo un attimo di silenzio iniziò a martellare la porta con i pugni urlando a squarciagola, chiedendo aiuto.
“Calmati Key, è inutile, non credo proprio ci sia qualcuno che possa sentirci, sempre che si possa sentire qualcosa oltre questa porta di ferro.” Lo prese tra le bracce e lo strinse forte.
“Che facciamo ora?”
“L’unica cosa che ci rimane, scendere quelle scale, nella botola. Sembra l’unica via d’uscita.”
“O di entrata”, Key fisso il padre.
“Già. In tutti i casi qui è inutile rimanere. Vado prima io, tu aspetta all’entrata della botola e cerca di fare luce in basso, daccordo?”, Pax si assicurò alla vita la sua torcia e si avvicinò alla botola.
“Daccordo papà”.
Pax entrò nella botola e iniziò a scendere piano lungo una scala a pioli di ferro. Sopra di lui la faccia di Key sporgeva dal buco con in mano la torcia puntata in basso ad illuminare i piedi del padre.
Ad una tratto una piccola luce azzurra si accesse nel condotto illuminando completamente Pax e parte di scala sotto di lui. Pax si fermo immediatamente e Key trattenne il respiro. Non successe altro. Pax lentamente riprese a scendere e dopo poco un altra luce si accese mentre contemporanemente si spengeva la precedente.
“Key spengi la torcia e scendi subito anche tu, credo che ci sia un sistema di illuminazione che segue i movimenti di chi scende”.
“Daccordo, arrivo.”
Dopo poco ricominciarono a scendere insieme, Pax per primo e Key subito dopo. Continuarono ancora per una decina di metri sempre con le piccole lampade che si accendevano e si spengevano seguendo la loro discesa. Ad un tratto in basso si accese una luce più forte che illuminava una spazio più grande, probabilmente una stanza.
“Sembra siamo arrivati in fondo, c’è una luce. Key hai ancora con te il coltellino da legno?”
“Credo di si, aspetta, si.” Key passò a Pax il piccolo coltello che il padre gli aveva regalato per il suo dodicesimo compleanno. Lo usava per intagliarci il legno, uno dei suoi passatempi preferiti.
La parte più interessante per Key, o almeno lui cosi diceva, era la fase di ricerca del legno. Cercare strane forme all’interno di pezzi di legno per poi cercare di liberarle o quanto meno di mostrarle, di renderle visibili a tutti.
A Pax sembrava una cosa molto bella e apprezzava parecchio il lavoro di Key, ne era orgoglioso.
Pax, con in mano il coltello, discese anche gli ultimi gradini e si ritrovò all’interno di una stanza più ampia completamente spoglia con al centro un tavolo rotondo. Sopra il tavolo c’era una sfera di cristallo.

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