Archivio mensile:marzo 2013

Dalla mi manchi

Cromatica

Avevi ancora tanto da dare ma te lo sei tenuto per te.

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Un giorno nella prima metà di settembre …

La spiaggia di Es Chaffar
Marta Sui Tubi – Vorrei
Un giorno nella la prima metà di settembre accadde che, camminando su una spiaggia, ad un tratto sparissero le nuvole.
Semplicemente scapparono via, come offese, lasciando lì tutto, in fretta e furia.
Mi ritrovai stordito, tutte quella luce improvvisa, ma che cazzo!

Protetto: Laura Boldrini

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Protetto: I politici comici e il senso dell’umorismo

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Protetto: I politici e la tomba

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L’Uomo nella scatola 00001100

riflessi
Parte tredicesima
Secondo finale
La fusione
-seconda stesura-390

“Il mio Bi-Gio anche stavolta ha assolto il suo scopo, e nel migliore dei modi.”
“Ho fatto solo quello per cui sono programmato.”
“E sei stato programmato anche per migliorarti nel tempo, questo intendevo, anche stavolta hai superato il te stesso di prima. Stai imparando.”, Me-Stessa era contenta del risultato, in poco tempo Bi-Gio aveva fatto progressi sorprendenti, anche se c’era comunque qualcosa che non la convinceva.
Si avvicinò a Bi-Gio e cominciò a muoversi su e giù e tutto intorno verificando i cambiamenti in atto, “Ora non mi chiamo più Me-Linda, ora mi chiamo Me-Stessa”, dopo una breve pausa continuò, “Sei andato al di la di tutte le possibili ipotesi e ne sono contenta. Cosa c’è? Qulcosa ti turba?”
“Mi sento confuso a volte, mille pensieri si affacciano alla mente e mi tolgono la pace.”, Bi-Giò appoggiò il sedere al tavolo e osservò la strana costruzione alle sue spalle. Tutti quei bastoncini di legno erano evidentemente in una posizione instabile eppure aggrappati l’un l’altro sembravano convinti di poter rimanere così per sempre. Un folle convincimento.
La sfera gli si avvicinò fino a pochi centimetri dalla faccia, “Lo sai che anche io negli ultimi tempi mi sento confusa. Come se qualcosa fosse penetrato nelle mie difese, qualcosa che ora rimane silenziosamente in agguato al centro della mia essenza. E’ lo stesso per te?”
“No. Io so esattamente di chi sono le voci.” Bi-Gio fisso la sfera davanti a se.
“Pensi che la fusione di coscienza non funzioni come io volevo che funzionasse?”
“Esattamente, e se è cosi, non si può parlare di fusione.
“Tu non capisci, è ancora presto, la fusione c’è stata, sei tu che non l’hai ancora accettata, ma lo farai. Accetterai la fusione e in quel momento non avrà più importanza. Le coscienze che sono dentro di te non termineranno di esistere solo perche fuse con altre, continueranno la loro esistenza in un altro piano di realtà. E’ tu sarai tutte loro.”
Bi-Gio la guardo perplesso.
“E’ un atto di fede, abbi fede in me. Elimina i dubbi e le resistenze, ascolta invece le voci e apprendi. Tutte loro ti potranno insegnare tantissimo se solo le ascolti.”,  la sfera si avvicinò fino a toccare  leggermente la fronte di Bi-Gio, “E’ solo questione di tempo, credimi.”
“Sarà meglio che io torni dai miei elaboratori”, Bi-Gio si alzò e si allontanò da Me-Stessa.
Imboccò un corridoio buio dall’altra parte della stanza e sparì.

L’Uomo nella scatola 00001011

sassii
Parte dodicesima
-seconda stesura-
Me-Linda cambia nome

I sei piedi sembravano stessero ridendo tra loro, appoggiati due di fronte agli altri sul tavolo basso, illuminati dalla luce delle braci che proveniva dal camino.
La bottiglia ormai vuota era caduta vicino al bordo e il poco vino che ne era uscito aveva formato un piccolo laghetto ai suoi piedi.
Stava facendo giorno, un pò di luce rossa filtrava attraverso la finestra chiusa e gli uccellini cinguettavano.
Me-Linda se ne stava sospesa, come una piccola nuvola tonda, oscillando lentamente su e giù.
Sibilava dolcemente una ninna nanna  a mezz’aria e tutto era perfetto, anche il russare di Pax che con un sorriso ebete se ne stava stravaccato con la testa mezza storta, sul divano.
Key con i suoi piedi aveva rovesciato sul pavimento, quasi tutto quello che era stato prima sul tavolo.
Bi-Gio stava fermo, immobile, con le mani incrociate e le dita dei pollici che sorreggevano il mento, gli occhi chiusi o socchiusi e un leggero sorriso sulla bocca.
Felix osservava concentrato Me-Linda, arroccato sulla spagliera del divano, con il corpo pronto a balzare in avanti e le orecchie dritte in ascolto.
Una improvvisa fluttuazione dei colori sulla sfera lo fecero scattare. Con un balzo portentoso si aggrappò alla piccola sfera che con un gemito si accese.

Lasciai partire, senza poterla controllare, una scarica un pò troppo forte, e Felix in seguito a quell’episodio ancora non mi parla, malgrado fossi io dalla parte della ragione. Non ci si può comportare in quel modo nemmeno se sei un gatto. Stavo dormendo cosi bene. E meno male non usa gli artigli, questo devo riconoscerglielo.
“Eccoli là, lo sapevo che non sarebbe stato difficile dopotutto. Questi umani ci sono cascati come pidocchi.”
“Polli”
“Cosa dici, Felix?”
“Polli, ci sono cascati come polli, non come pidocchi.”
“Non capisco come faccia sempre a confondere la parola polli con la parola pidocchi, eppure non c’è nemmeno assonanza tra le due.”, ero davvero perlessa.
“C’è di più,  queste sono le tre parole che abbiamo ripetuto tutta la serata e buona parte della nottata facendo quello stupido gioco: cascati come polli.”, mi rispose Felix e aveva ragione.
Qualcosa non mi tornava in effetti. Alcuni difetti, alcune lagune, dimenticanze, imperfezioni, di tanto in tanto si mostravano spoduratamente innanzi alla mia essenza.
Avevo cercato di scacciare via questi pensieri, anche dalla semisfera incoscia, ma questi, imperterriti, si mostravano nuovamente e nuovamente.
Uno squarcio, magari uno squarcettino, ma pur sempre un buco, nero per giunta, come Felix, si era evidentemente fatto strada attraverso le  mie difese.
Mi piace Felix dopo tutto, non sò perchè ma mi sento attratta da questo gatto nero. Sa essere riservato ma anche molto invadente, a volte; ti guarda dentro, ti scruta e sembra sia sempre li a giudicarti, ma in realtà ti sprona. Uno specchio per i miei occhi, uno specchio di acqua salata. Mi manca non poter sentire i sapori delle cose, dell’acqua, dei sassi, del cibo. Questa è proprio una cosa che mi manca. Un’altra cosa parecchio fastidiosa è quella di non riuscire a controllare i flussi di colore. Se ne vanno dove più li pare senza chiedere ne permessi, ne nulla a me stessa. Me Stessa. Me stessa. Me Stessa. Mi piace, da oggi il mio nome sarà: Me-Stessa.

L’Uomo nella scatola 00001010

Fasce_climatiche_della_Terra
Parte undicesima
-seconda stesura-748
Key

Al di là della porta era ad attenderci un uomo strano. Strano nel senso di straniero, sconosciuto, estraneo. La prima cosa che mi venne in mente, o meglio la prima immagine che mi apparve agli occhi fù l’espressione sul volto dell’uomo: tutte le razze umane della terra si erano fuse in un unica entità. Un unico colore, anzi, un arcobaleno, quando ci appare cosi sfumato da sembrare un unico colore nel suo insieme.
“Siete i benvenuti, inaspettati ma benvenuti.”
Rimasi a bocca aperta, non ma l’aspettavo, non me l’aspettavo di certo. La bombetta comunque non l’aveva in testa e questo un pò mi deluse.
Anche Pax non disse una parola. Rimanemmo muti come pesci e con gli occhi spalancati.
“Siamo a casa vostra, si insomma non proprio a casa vostra, in una stanza che ricrea la sua personalità e la espande nelle tre dimensioni.”, piccola pausa, “Mi chiamo Bi-Gio che si pronuncia Bi-Gio e non Bigio.”, fece un’altra breve pausa guardandoci con estrema attenzione.
Il suo occhio cadde sulla bottiglia che avevo in mano.
“Voi chi cazzo siete?”
Non so se esista una causa scatenante rispetto la mia capacità di vedere gli eventi al rallentatore, o se mi succede quando ne ho bisogno, fatto sta che proprio in quel momento iniziai a vedere tutto al rallentatore: la scena rallentò sempre di più fino a fermarsi del tutto.  Dopo essersi fermata iniziò a tornare indietro nel tempo, sempre più veloce, fino alla bottiglia di vino.

Il suo occhio cadde sulla bottiglia che avevo in mano.
Poi risollevò lo sguardo piantandolo dritto nei miei occhi.
“Per chi è quel vino?”
“Quale vino?, riuscii a balbettare.
“Key, ti sta chiedendo per chi è il vino che hai portato, sveglia!”, Pax mi scosse colpendomi un braccio.
Scossi la testa per riprendermi, non mi era mai successo cosi forte. Non mi era mai capitato di vivere una esperienza del genere e mi ci volle un pò di tempo.
“Volevo accertarmi che chi vive qui sotto stesse bene”, risposi.
“Perchè ti interessa tanto?, mi chiese.
“E’ importante che lo sappia? Lei fa solo le cose che conosce?”, mi stupii io stesso della domanda, ma ormai questa era gia in viaggio e non potevo certo fermarla.
“Fino a poco fa si, da qualche tempo qualche cazzata la faccio”.
Me-Linda a questo punto emise un acuto beep.
“Dovete scusarlo non so perchè, pur essendo esperto del vostro linguaggio, si fissa a volte su alcuni termini e continua a infilarli ovunque all’interno dei discorsi.”, Me-Linda cercò di giustificare il linguaggio un pò maleducato di Bi-Gio, “Non fa distinzioni, a lui non interessano i significati morali, religiosi, etici o quant’altro, a lui interessa solo l’utilità che una parola può avere all’interno di un discorso. Se pensa che dire…”, a questo punto emise un dolce beep, “…possa essere utile per una corretta realizzazione della frase o che possa esprimere im modo più corretto ciò che sta pensando in quel momento, lui la usa, la riusa e la riusa anche all’infinito.”, mi girai verso Me-Linda e vidi che i colori stavano fluttuando lentamente nei pressi del suo equatore.
Ma l’incubo a quanto pare non era ancora finito del tutto perchè Pax che intanto si era girato verso Me-Linda, commentò: “Pare che la cosa ti piaccia parecchio?”
“Quel sentimento oltre ad appartenermi mi è particolarmente caro e la sfera quantica ha reputato che fosse saggio lasciarlo passare.”, Me-Linda non si scompose di un millimetro, “non gliene faccio una colpa, sia chiaro, ma preferirei un pò di intimità ogni tanto. Cosa impossibile a quanto pare: riuscire a controllare tutti questi colori fluttuanti mi rimane decisamente difficile. E’ fatta così.”
“Chi?”, la domanda cadde come un martello sopra un chiodo. Pax non capisco se lo facesse apposta o davvero era cosi invecchiato. Mi sembra di vedere anche lui a volte al rallentatore. Domande che riescono però a farmi sempre sorridere.
“La Sfera Quantica”, rispose Me-Linda, i cui colori avevano ora ripreso a fluttuare in modo più usuale, almeno rispetto a quello che avevamo potuto osservare fino a quel momento.
Non potevamo discutere lì, in piedi, e cosi il nostro ospite ci invitò a rimanere per la notte. La mattina, dopo aver fatto tutti colazione, avremmo potuto discutere di tutto quello che volevamo.
Avemmo entrambi, io e Pax, una netta senzazione di Déjà-vu. Come qualcosa di già visto, come uno di quei film del terrore di una volta, forse. E siccome quest’ultimi a entrambi piacevano moltissimo rispondemmo: “Perchè no?

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