L’Uomo nella scatola 00001010


Fasce_climatiche_della_Terra
Parte undicesima
-seconda stesura-748
Key

Al di là della porta era ad attenderci un uomo strano. Strano nel senso di straniero, sconosciuto, estraneo. La prima cosa che mi venne in mente, o meglio la prima immagine che mi apparve agli occhi fù l’espressione sul volto dell’uomo: tutte le razze umane della terra si erano fuse in un unica entità. Un unico colore, anzi, un arcobaleno, quando ci appare cosi sfumato da sembrare un unico colore nel suo insieme.
“Siete i benvenuti, inaspettati ma benvenuti.”
Rimasi a bocca aperta, non ma l’aspettavo, non me l’aspettavo di certo. La bombetta comunque non l’aveva in testa e questo un pò mi deluse.
Anche Pax non disse una parola. Rimanemmo muti come pesci e con gli occhi spalancati.
“Siamo a casa vostra, si insomma non proprio a casa vostra, in una stanza che ricrea la sua personalità e la espande nelle tre dimensioni.”, piccola pausa, “Mi chiamo Bi-Gio che si pronuncia Bi-Gio e non Bigio.”, fece un’altra breve pausa guardandoci con estrema attenzione.
Il suo occhio cadde sulla bottiglia che avevo in mano.
“Voi chi cazzo siete?”
Non so se esista una causa scatenante rispetto la mia capacità di vedere gli eventi al rallentatore, o se mi succede quando ne ho bisogno, fatto sta che proprio in quel momento iniziai a vedere tutto al rallentatore: la scena rallentò sempre di più fino a fermarsi del tutto.  Dopo essersi fermata iniziò a tornare indietro nel tempo, sempre più veloce, fino alla bottiglia di vino.

Il suo occhio cadde sulla bottiglia che avevo in mano.
Poi risollevò lo sguardo piantandolo dritto nei miei occhi.
“Per chi è quel vino?”
“Quale vino?, riuscii a balbettare.
“Key, ti sta chiedendo per chi è il vino che hai portato, sveglia!”, Pax mi scosse colpendomi un braccio.
Scossi la testa per riprendermi, non mi era mai successo cosi forte. Non mi era mai capitato di vivere una esperienza del genere e mi ci volle un pò di tempo.
“Volevo accertarmi che chi vive qui sotto stesse bene”, risposi.
“Perchè ti interessa tanto?, mi chiese.
“E’ importante che lo sappia? Lei fa solo le cose che conosce?”, mi stupii io stesso della domanda, ma ormai questa era gia in viaggio e non potevo certo fermarla.
“Fino a poco fa si, da qualche tempo qualche cazzata la faccio”.
Me-Linda a questo punto emise un acuto beep.
“Dovete scusarlo non so perchè, pur essendo esperto del vostro linguaggio, si fissa a volte su alcuni termini e continua a infilarli ovunque all’interno dei discorsi.”, Me-Linda cercò di giustificare il linguaggio un pò maleducato di Bi-Gio, “Non fa distinzioni, a lui non interessano i significati morali, religiosi, etici o quant’altro, a lui interessa solo l’utilità che una parola può avere all’interno di un discorso. Se pensa che dire…”, a questo punto emise un dolce beep, “…possa essere utile per una corretta realizzazione della frase o che possa esprimere im modo più corretto ciò che sta pensando in quel momento, lui la usa, la riusa e la riusa anche all’infinito.”, mi girai verso Me-Linda e vidi che i colori stavano fluttuando lentamente nei pressi del suo equatore.
Ma l’incubo a quanto pare non era ancora finito del tutto perchè Pax che intanto si era girato verso Me-Linda, commentò: “Pare che la cosa ti piaccia parecchio?”
“Quel sentimento oltre ad appartenermi mi è particolarmente caro e la sfera quantica ha reputato che fosse saggio lasciarlo passare.”, Me-Linda non si scompose di un millimetro, “non gliene faccio una colpa, sia chiaro, ma preferirei un pò di intimità ogni tanto. Cosa impossibile a quanto pare: riuscire a controllare tutti questi colori fluttuanti mi rimane decisamente difficile. E’ fatta così.”
“Chi?”, la domanda cadde come un martello sopra un chiodo. Pax non capisco se lo facesse apposta o davvero era cosi invecchiato. Mi sembra di vedere anche lui a volte al rallentatore. Domande che riescono però a farmi sempre sorridere.
“La Sfera Quantica”, rispose Me-Linda, i cui colori avevano ora ripreso a fluttuare in modo più usuale, almeno rispetto a quello che avevamo potuto osservare fino a quel momento.
Non potevamo discutere lì, in piedi, e cosi il nostro ospite ci invitò a rimanere per la notte. La mattina, dopo aver fatto tutti colazione, avremmo potuto discutere di tutto quello che volevamo.
Avemmo entrambi, io e Pax, una netta senzazione di Déjà-vu. Come qualcosa di già visto, come uno di quei film del terrore di una volta, forse. E siccome quest’ultimi a entrambi piacevano moltissimo rispondemmo: “Perchè no?

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