Archivio mensile:settembre 2013

Biro Biro

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Sintesi inversa

Fui svegliato da un rumore improvviso. Mi alzai dal letto, indossai il maglione, i pantaloni e presi la pistola dal comò. Controllai che fosse carica, levai la sicura e mi diressi alla porta.  Non accesi le luci e percorsi il corridoio lentamente puntando la pistola direttamente di fronte a me. Piano piano in fondo al corridoio una figura emerse dal buio. I suoi tratti piano piano mi risultarono sempre più famigliari. Continuai ad avanzare adagio con la pistola che puntava alla sua testa. Ad tratto mi fu chiaro chi fosse e mi fermai come pietrificato. I suoi occhi fissavano me e i miei fissavano i suoi.  Ero, senza ombra di dubbio, io. Non la mia immagine riflessa in uno specchio ma proprio io. Riconoscevo tutto di me, nel suo sguardo fu come tuffarmi in me stesso e in un attimo mi resi conto di chi fossi realmente e naturalmente cosa stessi facendo in quel momento. Sorridemmo entrambi, solidali, complici come due vecchi amici. Iniziammo a ridere di cuore e dopo un po, senza ne parole, ne cenni, ne alcun segnale, determinati, prememmo entrambi il grilletto.

Posai la penna e presi con entrambe le mani la grande tazza che avevo davanti. Come finale non era male, mi dissi mentre sorseggiavo, dalla tazza con topolino, del caffè amaro. Mi guardai attorno. Alla mia destra la cucina con i piatti, le stoviglie e i bicchieri accumulati in tre giorni. Alla mia sinistra la finestra aperta e una luna piena li nel mezzo. Il gatto seduto sullo sgabello accanto a me, come a volermi rimproverare di quel improvviso cambiamento di situazione che lo aveva disturbato, sollevò la testa e mi guardo per un attimo intensamente, per poi distogliere nuovamente lo sguardo e dirigerlo verso la finestra aperta. Guardai l’orologio, erano le 5.30, tempo di andare a dormire. Qualcosa però mi tratteneva li, qualcosa mi impediva di spegnere il cervello, di considerare chiusa quella giornata. Non sapevo cosa fosse e dopo averci riflettuto per un po, decisi che nel dubbio era meglio se mi fossi messo a dormire. La mattina avrei avuto una lezione alle 10.00 e non potevo arrivarci mezzo addormentato. Posai la tazza, chiusi la finestra, accarezzai il gatto e mi diressi verso la camera da letto. In quel momento squillo il telefono.

Lo spaventapassere

lo-spaventapassere
“Sai Clara, ho incontrato un tipo interessante l’altra sera”.
“Lo dici sempre”.
“Questa volta è diverso, è davvero un tipo speciale e poi e di colore.”
“Ah, questa si che è una novità. Beh com’è? Cosa ha di speciale?”
“Il Pene, ha un Pene enorme.”
“Lo sai come la penso, la grandezza non conta, bisogna vedere se uno lo sa usare come si deve.”

In quel momento suonarono alla porta.

“Deve essere lui, gli avevo chiesto di passare da me cosi potevi conoscerlo.”
“Stai scherzando?! Non ho voglia ora, non ho voglia di vedere nessuno, a parte te.”
“Dai, che problema c’è, te lo presento, facciamo due chiacchiere e poi te ne vai.”
“Che palle.”

Cristina andò ad aprire la porta. Davanti, fermo, con un mazzo di fiori in mano, c’era un uomo alto almeno un metro e novanta, grosso come un armadio, sorridente.

“Ciao Cristina, questi sono per te”
“Che meraviglia, che pensiero gentile. Prego accomodati, ti presento Clara, una mia carissima amica. Clara, questo è Mustafà.”
“Ciao Clara.”
“Ciao Mustafà.”
“Vado a dare dell’acqua ai fiori, torno subito, Mustafà, te intanto mettiti comodo.”

Dopo circa mezz’ora i tre erano già nudi.

“Ma è enorme!”, esclamò Clara appena Mustafà si abbasso anche le mutande.”

La mattina dopo, Mustafà se n’era già andato quando Clara ancora sdraiata sul letto disfatto si confidò con l’amica: “Sai Cristina, riguardo al fatto che le dimensioni non contano …”
Cristina era sdraiata accanto alla amica a  pancia in giù, si sorreggeva la testa con le mani e i gomiti piantati nel materasso. “Beh?”
“Mai sentito un luogo comune più idiota di questo.”
Si misero a ridere entrambe come due scolarette.

OVERDOSE


PINK MOON OVERDOSE!
Sono in overdose
da quanto non lo so
ma sono in overdose!
OVERDOSE!
Ti vomito l’eccesso
sui piedi del vicino
Apro la finestra a vomito di sotto
Sono in overdose!
PINK MOON OVERDOSE!
Parlo ad alta voce
con me stesso
ballo la tarantola
davanti ad uno specchio
Sono in overdose!
OVERDOSE!
Mi caccio una mano in bocca
e vomito
mi vomito addosso
tutto quello che in fondo ho
Pink moon overdose!
PINK MOON OVERDOSE!

Doot Doot

Freur Doot Doot

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I proverbi di enderrender

foto-di-un-cane-divertente

Il proverbio (dal latino proverbium) è una massima che contiene norme, giudizi, dettami o consigli espressi in maniera sintetica e, molto spesso, in metafora, e che sono stati desunti dall’esperienza comune. Essi generalmente riportano una verità (o quello che la gente ritiene sia vero): si dice infatti che i proverbi sono frutto della saggezza popolare o della cosiddetta “filosofia popolare”, ma v’è chi sostiene che altro non siano che la versione codificata di luoghi comuni. Possono contenere similitudini. Metafore o similitudini sono tratte da usi, costumi, leggende del popolo nella cui lingua è nato il proverbio. Ma molti proverbi sono comuni a più lingue diverse.
In qualunque caso, rappresentano pur sempre un patrimonio culturale da difendere e da preservare, visto che ci lasciano una traccia di epoche passate, e ci indicano quale cammino hanno percorso i nostri antenati.
Lo studio dei proverbi si chiama paremiologia. (Wikipedia/Proverbio).

 

 
Qui di seguito alcuni proverbi:

  1. In assenza di gravità conviene legarsi da qualche parte.
  2. Se stai per essere risucchiato da un buco nero è inutile opporre resistenza.
  3. Se devi nuotare controcorrente fallo per un buon motivo.
  4. Essere un pedone ha i suoi svantaggi: uno di questi è che hai buone probabilità di fare una fine prematura, un altro è che non puoi tagliare in diagonale.
  5. C’è sempre un punto di svolta, non è quello il problema, il problema è che forse non lo raggiungerai nell’attuale vita.
  6. “Hai tre desideri”, disse il genio, “parla e li esaudirò”. “Ho un solo desiderio”, risposi, “essere io il genio”.
  7. Quando ti sembra ti stia per cadere l’intero mondo addosso … ecco, non scansarti.
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Spero soltanto

LIOOOOO
che tu distrugga tutti i nostri castelli di carta.
che guardandoci negli occhi ci faccia sentire piccoli e inadatti.
che tu riesca a spazzare via tutto
Come una potente folata di vento attraverso la finestra
abbatterai tutte le nostre misere difese
e allora cambierà tutta la prospettiva
a rivelarci spazi inaspettati
tramonti e albe mai viste
orizzonti colmi di speranza e calore
il mondo letteralmente di rovescerà.
Abbatti quel martello!
noi tutti lo stiamo aspettando
come una cane assetato nel deserto
aspetta l’acqua
l’Era dell’Acquario.
Io faro di tutto per aiutarti ad non essere come me
perché alla fine è troppo difficile
troppa energia per cambiare tutto quello che mi porto dietro
energia che non posseggo
forse è meglio non farti venire dubbi
andrò dall’altra parte della barricata ad attendere
inevitabilmente sarò costretto anche a combatterti
sperando di essere sconfitto.

Che dolce peso

dolce peso… che fosti, sulle mia spalle

 

 

(fiero di avertici
come un antico cavaliere
a protezione della bellezza in sé
bellezza che dona calore e pace
la bellezza dell’amore).

Costruire per poi distruggere

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Provo una inevitabile riluttanza a distruggere quello che con tanta fatica e tempo ho costruito.
Se ci riesco, provo un altrettanto inevitabile senso di perdita e di vuoto.
Superate queste fasi però mi ritrovo a essere contento, purificato e libero.
Questa volta ho delegato il lavoro di distruzione a Lio.

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