Sintesi inversa


Fui svegliato da un rumore improvviso. Mi alzai dal letto, indossai il maglione, i pantaloni e presi la pistola dal comò. Controllai che fosse carica, levai la sicura e mi diressi alla porta.  Non accesi le luci e percorsi il corridoio lentamente puntando la pistola direttamente di fronte a me. Piano piano in fondo al corridoio una figura emerse dal buio. I suoi tratti piano piano mi risultarono sempre più famigliari. Continuai ad avanzare adagio con la pistola che puntava alla sua testa. Ad tratto mi fu chiaro chi fosse e mi fermai come pietrificato. I suoi occhi fissavano me e i miei fissavano i suoi.  Ero, senza ombra di dubbio, io. Non la mia immagine riflessa in uno specchio ma proprio io. Riconoscevo tutto di me, nel suo sguardo fu come tuffarmi in me stesso e in un attimo mi resi conto di chi fossi realmente e naturalmente cosa stessi facendo in quel momento. Sorridemmo entrambi, solidali, complici come due vecchi amici. Iniziammo a ridere di cuore e dopo un po, senza ne parole, ne cenni, ne alcun segnale, determinati, prememmo entrambi il grilletto.

Posai la penna e presi con entrambe le mani la grande tazza che avevo davanti. Come finale non era male, mi dissi mentre sorseggiavo, dalla tazza con topolino, del caffè amaro. Mi guardai attorno. Alla mia destra la cucina con i piatti, le stoviglie e i bicchieri accumulati in tre giorni. Alla mia sinistra la finestra aperta e una luna piena li nel mezzo. Il gatto seduto sullo sgabello accanto a me, come a volermi rimproverare di quel improvviso cambiamento di situazione che lo aveva disturbato, sollevò la testa e mi guardo per un attimo intensamente, per poi distogliere nuovamente lo sguardo e dirigerlo verso la finestra aperta. Guardai l’orologio, erano le 5.30, tempo di andare a dormire. Qualcosa però mi tratteneva li, qualcosa mi impediva di spegnere il cervello, di considerare chiusa quella giornata. Non sapevo cosa fosse e dopo averci riflettuto per un po, decisi che nel dubbio era meglio se mi fossi messo a dormire. La mattina avrei avuto una lezione alle 10.00 e non potevo arrivarci mezzo addormentato. Posai la tazza, chiusi la finestra, accarezzai il gatto e mi diressi verso la camera da letto. In quel momento squillo il telefono.

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