Dio come Me

Un motorino nel mezzo della strada, con una grassona sopra, gemita e grugnisce, ansimando a zig zag.
Io, dietro, che bestemmio.
Quattro, tra ragazzi e ragazze che si siedono di fronte a me nella tranvia, estraendo contemporaneamente quatto i-phone.
Io di fronte che bestemmio.
Un uomo che piange in una scatola di cartone chiedendo l’elemosina e dopo poco se ne và ripiegando il cartone.
Io che bestemmio.
Io che piango
Dio di fronte a me che bestemmia.

Parole in libertà: Buzz Bazz Binox

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Una sera sul lago

Stavo remando dolcemente, gustandomi la luna e le nuvole nel cielo, il dolce suono dell’acqua colpita dai remi e illuna lago suo profilo.
“Forse potresti tirare i remi in barca”, mi disse, girando dolcemente il suo viso verso di me.”Potremmo semplicemente farci trasportare dalla corrente, vedere dove ci porta”. Il suo sorriso illuminava lo spazio tra noi due.
“Scusa?”
“Ho detto che forse non c’è più bisogno di remare. Il nostro contributo l’abbiamo dato”.
“Il nostro contributo?”, ad un tratto non capivo più, ne dove fossi, ne con chi fossi.
“Fai finta di non capire, ma hai capito benissimo.”
“A dire la verità era proprio quello che non volevo fare stasera: pensare”, risposi, distogliendo per un attimo lo sguardo da lei.
La luna era quasi piena. Un segno? Forse si, anzi a persarci bene tutto tornava. Tutto combaciava alla perfezione. Sarebbe stato da pazzi non accorgersene.

Alexis Tsipras

«Amici greci,
da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.
Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.
Era un mandato per un accordo sostenibile che rispettasse la democrazia e le regoli comuni europee, per condurre all’uscita finale dalla crisi.

Durante questo periodo di negoziazioni, ci è stato chiesto di mettere in atto gli accordi fatti col precedente governo nel “memorandum”, nonostante questi fossero stati categoricamente condannati dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Comunque, nemmeno per un momenti abbiamo pensato di arrenderci, cioè di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di dure contrattazioni, i nostri partner, sfortunatamente, hanno rilanciato all’eurogruppo di due giorni fa un ultimatum alla democrazia greca ed al popolo greco.

Un ultimatum che è contrario ai principi fondanti ed ai valori dell’Europa, i valori del progetto comune europeo.
Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che accumula un nuovo insostenibile peso sul popolo ellenico e colpisce profondamente le possibilità di recupero dell’economia e della società greche. Una proposta che non soltanto perpetua lo stato di incertezza ma accentua persino le disuguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni include: misure per un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni nel salario minimo del settore pubblico e incremento dell’IVA su cibo, ristorazione e turismo, eliminando inoltre le agevolazioni fiscali per le isole greche.

Queste proposte violano direttamente fondamentali diritti europei, mostrano che riguardo a lavoro, uguaglianza e dignità, lo scopo di alcuni partners e istituzioni non è il raggiungimento di un buon accordo per tutte le parti, ma l’umiliazione dell’intero popolo greco.

Queste proposte sottolineano in particolare l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale in una dura e punitiva austerity, e sottolineano più che mai la necessità per i grandi poteri europei di prendere iniziative che conducano al termine della crisi del debito sovrano ellenico. Una crisi che colpisce altri paesi europei e che sta minacciando il futuro prossimo dell’integrazione continentale.

Amici greci,
in questo momento pesa sulle nostre spalle, attraverso le lotte ed i sacrifici, la responsabilità storica del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese.
E la nostra responsabilità ci richiede di rispondere all’ultimatum sulla base del mandato del popolo greco.

Pochi minuti fa alla riunione di gabinetto ho proposto l’organizzazione di un referendum, perché il popolo greco possa decidere in maniera sovrana.

Questa proposta è stata accettata all’unanimità.

Domani la la camera dei rappresentanti sarà convocata d’urgenza per ratificare la proposta del gabinetto per un referendum la prossima domenica, 5 luglio, sull’accettazione o il rigetto della proposta delle istituzioni.

Ho già informato della mia decisione il presidente francese e la cancelliera tedesca, il presidente della BCE e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader della UE ed alle istituzioni di estendere per pochi giorni il programma attuale in modo da permettere al popolo greco di decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica europea.

Amici greci,
al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare una severa e degradante austerità senza fine e senza prospettive di ripresa economica, vi chiedo di risponde in maniera sovrana e orgogliosa, come la nostra storia ci chiede.
Ad una austerità autoritaria e violenta, risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.

La Grecia, il luogo di nascita della democrazia, manderà una forte e sonora risposta all’Europa ed al mondo.
Mi impegno personalmente al rispetto dei risultati della vostra scelta democratica, qualsiasi essi siano.
Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro paese e manderà un messaggio di dignità al mondo.
In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari ed ospiti.
La Grecia è e rimarrà una parte fondamentale dell’Europa, e l’Europa è una parte della Grecia. Ma senza democrazia, l’europa sarebbe un’europa senza identità e senza bussola.
Vi invito a mostrare unità nazionale e calma e fare la scelta giusta.
Per noi, per le generazioni future, per la storia dei greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.»
( Alexis Tsipras Atene, 27 giugno 2015, 1 am)

O mio Dio!

Se avessi saputo che la scelta di fare figli sarebbe stato un compito cosi di responsabilità forse non avrei avuto il coraggio. Non per me stesso, giuro, ma per loro. Non avrei avuto il coraggio. Ora, mentre guardo il profilo del volto di mia figlia che dorme. Tenendole delicatamente la mano, tenendo il braccio in leggera tensione per non schiacciarla con il peso. Sentendo il suo lieve respiro che le alza il piccolo petto, sogno di lei piccola e non posso non trattenere una lacrima di tenera nostalgia.
Non riusciva a dormire perchè a scuola girano storielle sui fantasmi. Ho cercato di tranquillizzarla. Ho parlato con inusuata scioltezza e riuscivo a convincere per primo me stesso di quello che dicevo. Le ho detto che secondo me ognuno può scegliere quello a cui credere purchè ne tragga benessere. Più o meno, mi pare. Poi lei si è addormentata e io sono rimasto solo, con tutte quelle parole ancora in testa. Ho avuto paura. Quello che non conosciamo ci fa paura. Un i-Pad spaventerebbe a morte uno che non conosce quella tecnologia e ho avuto paura, paura di non riuscire a proteggerla. Ben venga la paura se ci serve a stare all’erta, svegli. Fin quando non cercheremo di combattere la paura con il sorriso, l’ironia, invece che con l’odio non cambierà nulla. Ne dentro, ne fuori di noi.

Non ci capisco nulla

imbiancareE’ da qualche giorno che mi sto … spezzando? la schiena. Ho deciso di fumare meno. Ho anche visto veramente la mia stanza. Uno schifo assoluto. Su un tappeto, per terra, di cenere e mozziconi di sigaretta un tavolo di simil-legno appoggiato in modo precario su due trespoli, sopportava il peso di due PC, due monitor, tre tastiere, tre mouse, quattro portaceneri pieni fino all’orlo, 6 tazzine e tazze di varie dimensioni con il fondo nero di caffè rappreso sul quale, come torri, conficcate, mozziconi di sigaretta puntavano il loro dito verso di me. Attorno alla tastiera, cenere, mozziconi, cartine, pipe, sigaretta elettronica, una miriadi di fogli con appunti indecifrabili scritti da un me sconosciuto, scatole piene e scatole vuote, lampade da tavolo non funzionanti e una montagna di pensieri inutili. Ho deciso di fare pulizia, intanto fuori di me. Ho deciso di fare. Ho deciso di imbiancare la stanza e magari lasciare tre su quattro pareti di un colore diverso: verde. Verde chiaro e scuro. Ora fumo solo fuori alla finestra diminuendo cosi il numero di sigarette quotidiane a meno della metà. E’ un inizio. E’ un cambio, un fare qualcosa, qualsiasi cosa ti venga in mente, ma farla, farla sul serio. Almeno una volta. Poi ci potrei prendere anche gusto.

La perfezione non è di nostra competenza

Per quanto tutto me stesso, malgrado me, dall’unghia dei piedi all’ultimo capello rimastomi, tenda invariabilmente al volo, c’è qualcosa, un ancora di pietra, che mi lega al suolo.

Per quanti salta io compia altrettante ricadute si abbattono invariabilmente su di me.

Un flagello costante si abbatte sul mio cristallo, incrinandolo giorno per giorno, costantemente, masochisticamente e leggermente cinicamente.

Eppure, a volte, inspiegabilmente, a occhi chiusi, compio un balzo, con chi mi sta vicino, con chi mi sta a cuore. Dono qualcosa di me e donandolo provo amore. Un amore caldo, nostalgico, misterioso, segreto, avvolgente, saudente, purificante, vuoto, silenzioso.

E colgo, seppur per un attimo, la vera essenza del tutto.

Il solo ricordo mi provoca calore.

E’ confortante.

José “Pepe” Mujica

Il movimento sindacale, le idee socialiste, anarchiche e comuniste, ancor più tutte le idee di progresso, hanno le loro radici in Europa. È nel vostro continente che sono nati i primi grandi movimenti popolari, i principali propositi di cambiamento sociale. Per questo motivo continua a sembrarmi curioso che un militante sociale di un piccolo Paese sudamericano susciti tanta attenzione, fino a diventare il protagonista del libro di una importante casa editrice, Eir, che raccoglie la tradizione della sinistra del passato e vanta fra i suoi autori prestigiosi nomi della sinistra del presente.

Forse il motivo si può trovare nella realtà attuale dell’America Latina, nei cambiamenti sociali che hanno portato al governo molti movimenti di sinistra (…) È però legittimo domandarsi se non ci sia dell’altro. Perché quel movimento operaio e della sinistra europea, che è stato per tanti anni all’avanguardia, guarda ora con tanta attenzione ai passi difficili e spesso contraddittori che noi latino-americani facciamo, in cerca del nostro progresso sociale e di una vita più degna e solidale per la nostra gente? Sarà solo per la ricchezza che trovate da queste parti, o non sarà forse per una certa perdita di punti di riferimento nelle vostre proprie ricerche? Perché diventa un personaggio interessante uno come me, che non è altro che un vecchio militante, che ha commesso molti errori e patito molte sconfitte, al di là di quello che è sempre stato l’obiettivo principale: conquistare una vita migliore per i suoi compatrioti? Perché suscita tanta attenzione il fatto che qualcuno difenda la politica come una passione superiore e pretenda che i governanti diano ai loro popoli un esempio di vita sobria e vicina a quella della maggioranza.

Perché fa scalpore che qualcuno lanci l’allarme contro il crescente discredito che, per mancanza di questo esempio, i politici e la politica stanno soffrendo in molti Paesi? Perché sorprende che un Presidente allerti il mondo contro la folle corsa al consumo sfrenato e contro lo spreco, la crisi di governo globale, le gravi minacce all’ambiente, la debolezza delle politiche nell’affrontare la fame e la miseria che ancora patiscono milioni di esseri umani?

In realtà credo che tutto questo susciti attenzione non tanto per il merito di chi propone questi temi, quanto per l’assenza di altre idee, di altre proposte e di altri esempi. Già da molti anni, ormai, noi che cerchiamo ispirazione per la nostra azione sociale e politica, che vorremmo nutrirci dell’esperienza di coloro che sono già passati per i nostri drammi, non troviamo in Europa quel che sempre vi avevamo trovato in passato.

Talvolta rattrista sentir parlare persone destinate ad altissime responsabilità, che rappresentano Paesi con una profonda tradizione culturale, e verificare una totale mancanza di idee, di lungimiranza, di capacità di comprendere pienamente il mondo in cui vivono, a volte dotate persino di una dubbia caratura morale.

La sinistra, il movimento popolare, gli intellettuali europei, hanno un enorme debito pendente nei confronti dei militanti di tutto il mondo. In quale altro luogo esiste tanta intelligenza accumulata, a livello d’economia, di ricerca sociologica, di politica e di movimenti sociali, come in Europa? Quali altri Paesi possono essere laboratori migliori per avanzare nella generazione di altre forme di produzione, di altre forme di convivenza che superino lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Quali altri Paesi possono essere migliori di quelli in cui lo sviluppo economico e sociale ha raggiunto livelli tanto alti come nella maggior parte dei Paesi d’Europa? Noi stiamo provando a fare la nostra parte, cerchiamo il nostro cammino, a volte centriamo il bersaglio, altre volte commettiamo errori, ma abbiamo bisogno delle vostre idee, del vostro impegno, del vostro desiderio di cambiare le condizioni materiali e ideali di vita di questa umanità.

Non potete rifuggire questo impegno, dovete assumere la sfida, pensare, lottare, provare e anche sbagliarvi, ma con lo sguardo rivolto a migliorare la vita dei vostri popoli, a superare questo sistema e questo modello di società, che deve essere cambiato prima che conduca tutti alla catastrofe.

di José “Pepe” Mujica
da il Fatto Quotidiano del 17 gennaio 2015

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